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LA BEFANA

Un lungo nasone e due piccoli occhi

 i denti un po’ storti come il sorriso,

è la befana magica vecchina

che porta i bambini nel suo “paradiso”.

È un mondo dorato fatto di sogni

di dolci di giochi di zucchero e miele

di mille lucine che danzano al buio

di fiocchi leggeri e di candida neve!

 Là puoi trovare tutto quello che vuoi

mio piccolo bimbo che cerchi l’amore

perché nel paese dei tuoi desideri

c’è solo dolcezza, carezze e calore!

A “Befanilandia”si deve sognare

ed ogni pensiero va dritto allo scopo

ma che sia sereno, sia di felicità

e allora diventa più bello di un gioco!

È da là che  viene  ed là che se vuoi  ti condurrà…

Sulla magica scopa sopra le nuvole

su in alto nel cielo lei  volerà!

E non serve esser belli in quel mondo

io l’ho visto e ti giuro son tutti bruttini!

Ma basta avere un cuore gentile

e l’anima candida dei ragazzini!

Allora quando a gennaio sui tetti del mondo

vedrai volare fra nuvole d’oro,

una dolce vecchina che ti sorride

sorridi anche tu mio dolce tesoro.
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LA LUNA E IL TOPOLINO

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IL PICCOLO MAGO

All'età di cinque anni Tonino aveva una caratteristica che nessun altro bambino poteva vantare: era un mago,  ma non uno di quelli che fanno incantesimi e pozioni, lui faceva delle magie davvero particolari.
-Andiamo tesoro tata Nunzia ti aspetta!- disse la mamma a Tonino mentre uscivano frettolosamente da casa.
-Prendi il libricino da colorare e le matite, io torno a prenderti questa sera dopo cena. Nel pomeriggio avrò un bel pò da fare e tu farai il bravo bambino con la tata vero? La poverina ha sempre quella brutta tosse quindi non farla gridare e non farle i dispetti e...-
Tonino camminava a testa bassa con i suoi occhialetti tondi appoggiati sul naso lentigginoso, la manina stretta a quella della mamma e nell'altra il suo libbricino dei disegni.
La donna parlava in continuazione mentre spingeva il piccolo nella sua lussuosa auto parcheggiata sotto casa.
La famiglia Tasselli originaria del nord, si era trasferita nella capitale da diversi anni. Il dottor Luigi e la sua elegantissima e nullafacente consorte, insieme al piccolo Tonino, vivevano in uno dei quartieri più leganti della città.
Anche quella sera, come ogni sera, la signora Lodovica aveva trovato una scusa per lasciare il bimbo alla signora Nunzia. Un giorno c'era la partita di bridge con le amiche, un altro l'appuntamento dal parrucchiere, quello dopo la puntatina al centro per lo shopping: insomma, non c'era giorno che Tonino passava in compagnia della mamma. Il padre poi quasi non lo conosceva. Il dottor Luigi era un grande chirurgo plastico e passava intere settimane all'estero per convegni e corsi di aggiornamento: Tonino dunque rimaneva sempre in compagnia della sua anziana tata.
La signora Nunzia era una donnina alta appena un metro e quaranta, grassottella e perennemente affetta da una tosse stizzosa. Tonino però era convinto che fosse così golosa di caramelle alla menta da simulare quella tossettina per poter mangiare in santa pace tutte le caramelle che voleva; quella tosse infatti, saltava fuori soltanto davanti alle altre persone, da soli mai. Tata Nunzia profumava perennemente di menta e allo stesso modo, qualunque cosa le appartenesse: il cappotto profumava di menta, la borsetta, e persino l'ombrello!
Tonino si sentiva sempre tanto solo, ancora non aveva gli anni per la scuola e quindi i genitori avevano pensato bene di affidarlo ad una seria e referenziata tata.
La lussuosa berlina nera accostò lungo il marciapiede di vai Quattrobotti al numero 55 dove abitava la signorina Nunzia.
-Allora tesoro- disse ancora la signora Lodovica,
-Sii buono con la tata non fare i capricci e ogni tanto alza gli occhi da quel tuo benedetto quadernino! Potresti fare altre cose invece di disegnare sempre quegli orribili animaletti: potresti guardare la tv o giocare con il gatto della tata, oppure...-
Tonino ascoltava la mamma seduto sul sedile posteriore dell''auto con il libricino appoggiato sulle gambette magre, aveva appena finito di disegnare un nuovo personaggio sul foglio bianco: era un piccolo bruco con degli enormi occhi gialli che lo fissavano sorridenti sulla carta, lo aveva chiamato Bruchino.
Ogni pagina del suo quadernetto era piena di disegni e figure, tanti piccoli e buffi animaletti che inventava e disegnava: quelli erano i suoi unici veri amici.
Ma il bello era che terminato ogni disegno, questo prendeva vita magicamente e cominciava a sorridere, camminare e parlare.
Quel magico libricino del quale il piccolo non si separava mai era il suo mondo, un mondo magico e speciale, pieno di veri amici che non lo lasciavano mai solo.
Quel pomeriggio di fine inverno quando Tonino arrivò a casa della tata, un pensiero fisso lo preoccupava costantemente: - Ho finiito le pagine al mio quadernino, come posso fare?- pensava disperato.
Il quadernino ormai era stracolmo di figure e lui aveva il timore che, una volta finito lo spazio, non sarebbe più riuscito a cominicare con i suoi amici colorati.
Tonino salutò la mamma con un bacio poi entrò nel piccolo appartamento.
-Vuoi una caramella alla menta tesoro?- disse subito la donnina invitandolo a sedere sul divano accanto al camino acceso, poi salutò la signora Tasselli accennando un leggero colpo di tosse, chiuse la porta e si sistemò sul dondolo vicino al divano e, presi i ferri da calza, cominciò a sferruzzare velocemente.
Il bambino seduto col suo quadernetto appoggiato sulle gambette guardò tristemente l'ultima pagina bianca e sospirando pesantemente pensò: Cosa posso disegnare ancora?-
allora sfogliò lentamente tutte le pagine a ritroso: per primo c'era Leo il leone che lo guardava sorridente col suo faccione peloso, poi Bianchina una pecorella grassoccia e piena di lana morbida e svolazzante che belando allegramente salutò Tonino dalla seconda pagina. Poi Sibilo il serpente a sonagli, che quando Tonino sfogliò la sua pagina iniziò a sibilare e a muoversi ondeggiando morbidamente. E ancora Gigio il topolino a pallini colorati e Bubi l'orsetto a strisce gialle eblu, poi Lunghina la giraffa rossa, e Lena la balena sdentata.
Ogni pagina era un mondo a se che raccontava una storia diversa, e ogni volta che Tonino le sfogliav,a entrava in quel fantastico mondo magico e colorato.
Il piccolo alzò gli occhi dal quaderno e guardò l'anziana tata che, dopo i primi colpi di feri al suo lungo maglione grigio, si ra addormentata sul dondolo con la testa ciondolante e un sottile filo di bavetta verde menta che le colava dalla bocca semi aperta.
Il ragazzino sorrise scuotendo la testa poi si sistemò gli occhiali sul naso e presa una matita colorata, iniziò a disegnare l'ultima pagina bianca del suo magico quadernino.
Non aveva più dubbi su chi o cosa avrebbe disegnato: la sua ultima pagina bianca sarebbe stata tutta per se. Lanciò allora un ultimo sguardo allo specchio che aveva di fronte sul mobile bar del saloncino, e poi si mise all'opera.
Con la punta della lingua appena fuori dalla bocca, Tonino disegnò velocemente sul foglio e dopo appena qualche minuto disse:- oplà! Sono proprio io, identico, sputato!-
Sull'ultimo foglio del suo magico quadernino il ragazzino si era fatto uno stupefacente autoritratto, era identico nei capelli, negli occhi, aveva la stessa bocca e gli stessi occhialetti tondi appoggiati sul naso lentigginoso.
-Perfetto, sono proprio io... eppure, eppure c'è qualcosa che non mi torna- pensò Tonino con la testa leggermente inclinata di lato.
-Questo disegno non si muove!-
Questa volta la magia che rendeva vivi i prsonaggi del quaderno non aveva funzionato con lui.
Tonino mosse il libricino, lo girò e lo rigirò più volte, lo scosse come per svuotarlo... ma niente: quello restava fermo, immobile come un qualsiasi normale disegno.
Il piccolo allora sfogliò le pagine a ritroso e arrivò a quella di Lunghina la giraffina rossa che vedendolo lo salutò con un largo sorriso poi disse: -Come mai sei così preoccupato piccolo amico? qualcosa non va?-
-Ciao Lunghina- rispose Tonino tristemente.
-Ho un grave cruccio-
-Cosa ti  fa preoccupare così tanto?- rispose seria la giraffa.
-Ho appena terminato il mio disegno sull'ultima pagina del quaderno ma quasto non si anima...-
-Cosa hai disegnato?- chiese ancora Lunghina.
-Ho fatto un bellissimo ritratto-
-Un ritratto a chi? Un gatto oppure a un cane a una formica oppure a un coniglio?- disse incuriosita la giraffa.
--Ma no, no, ci sono già tutti! Stavolta il ritratto l'ho fatto a me!-
Lunghina dalla sua pagina colorata guardò il bambino e poi con fare serio cominciò:
-Tonino caro devi sapere che tutti gli abitanti di questo magico mondo sono unici e, se stanno di qua, non possono essere da nessun'altra parte, quindi se tu parli, ridi e vivi  nel tuo mondo, non puoi farlo anche sul quaderno, a meno che...-
- A meno che?- chiese Tonino incuriosito,-
-A meno che, - continuò Lunghina - non decidi di abbandonare il tuo mondo per restare nel mio-
Il ragazzino guardò la giraffina con due occhi grandi come due meloni, aveva capito bene? sarebbe potuto diventera un cartone animato e così, vivere sempre in quel magico mondo allegro e colorato che aveva immaginato.
-Poter vivere sempre in una favola e non essere più solo?-
-Proprio così!- rispose la giraffa.
-Voglio farlo!- disse risoluto il piccolo Tonino.
-Tanto nessuno si accorgerà della mia assenza- e aggiunse: -cosa devo fare?-
-Ne sei proprio sicuro?- chiese ancora la giraffa.
-Assolutamente!- rispose il bambino.
Allora Lunghina con fare solenne cominciò:
-Chiudi gli occhi e concentrati sul disegno poi appoggia le manine sul quaderno e ripeti ad alta voce:"carta magica, magico mondo prendimi ora e portami in fondo!"-
Tonino allora voltò le pagine del quaderno e arrivato all'ultima gaurdò il suo ritratto immobile, poi appoggiò entrambe le mani sulla carta chiuse gli occhi e recitò la formula.
In un attimo si sentì risucchiare in un vortice colorato dove ruotavano tante faccine allegre e poi manine che salutavano e bocche rosse come ciliegie che parlavano e sorridevano. Poi il vortice si arrestò e si ritrovò nel disegno, proprio all'ultima pagina del quaderno, il quale però, per la furia del vortice magico, era caduto sul pavimento sotto il divano.
Tata Nunzia sententendo quel trambusto si svegliò di soprassalto e vedendo che Tonino non era più seduto al suo posto cominciò a chiamarlo: - Tonino, Tonino dove sei?-
La tata si guardò intorno e non vedendolo nella stanza si alzò dal dondolo, poi dopo aver dato due colpetti di tosse, mangiò una caramella e iniziò a cercarlo per la casa.
Tonino era felicissimo di trovarsi in quel nuovo mondo, c'erano tanti colori, luci e giochi e milioni di amici, qui nessuno restava solo neanche per un momento: era un mondo creato da un bambino fatto apposta per un bambino!
-E' qui che voglio vivere, per sempre!- disse Tonino guardando la sua immagine riflessa in uno specchio magico, era sempre lo stesso bambino, soltanto un pò più buffo e sorridente ma soprattutto, non era più solo!
Tutta la città cercò il piccolo Tonino, utilizzarono l'esercito al completo e tanti cani dai lunghi nasi.
Si pensò a un rapimento, vista la vita agiata dei genitori, ma nessuno mai telefonò per chiedere un riscatto.
Tata Nunzia raccontò alle sue amiche di una banda di malfattori che l'avevano affrontata quel giorno della sparizione del piccolo Tonino e che lo per portarono via chiuso in un grosso sacco.
La donna poi, dopo qualche tempo superato lo spavento, trovò un nuovo bambino da accudire.
Paolino aveva sette anni, tanta solitudine negli occhi e una grande voglia di sorridere.
Un pomeriggio d'inverno mentre la tata schiacciava un pisolino sul dondolo in salone, si accucciò sul pavimento per raccogliere una matita che gli era sfuggita di mano e, sotto il divano, trovò un piccolo quaderno colorato...


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LE GUANCE DEI BAMBINI

Se non ci fossero le guance tonde dei bambini
dove andrebbero a finire tutte le carezze delle mamme?
E milioni di lentiggini
dove potrebbero stare?
E le boccucce rosa, i dentini bianchi e le risate come campanellini?
Le guance rosse dei bambini servono ai biscotti
per nascondersi dai grandi
e alle caramelle
che altrimenti si perderebbero nei barattoli della dispensa.
Non c'è carezza ne pizzicotto
che non conosca il rosa morbido delle guance
e queste
che siano pallide di spavento
o rosse di eccitazione,
che siano rosa da l'allegria o gonfie di parole e baci,
beh, le guance dei bambini
sono come le isole baciate dal sole
in mezzo al mare increspato di sorrisi.

(dalla raccolta CAVALLINI DI LEGNO E BAMBOLE DI PEZZA)
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RICCIOLO L'ALBERELLO VANITOSO

La lunga estate calda, ormai era soltanto un ricordo, l'autunno avanzava a grandi passi e tutti gli animali del "bosco che non c'è" si preparavano ad affrontare il lungo e freddo inverno che bussava già alle porte.
L'aria era ogni giorno più fredda e le giornate si andavano man mano accorciando, tutto il popolo del bosco, fremeva d'impazienza.
La signora Cippi nel suo nido sopra la grande quercia, spostava e sistemava ogni piccola pagliuzza per rinnovare e preparare il nido ai rigori invernali, anche perchè, con il nuovo anno, sarebbe arrivata una bella novità in casa Cippi.
"Ho pronte due belle uova da sfornare" pensava emozionata accarezzandosi la piccola pancia pennuta la signora cardellino, che da quando i suoi figlioli erano volati via per farsi il loro nido, era rimasta sola, in attesa di un'altra bella covata.
Più in basso sotto la grande quercia, e precisamente sotto una piccola montagnola di pietre, regnava la stessa trepidazione; Poppi la lucertolina, diventata ormai il capo dei pompieri, insieme alla sua giovane moglie e all'anziana mamma, sistemavano anche loro la tana per proteggerla dal freddo vento del nord.
Per non parlare poi di Tippi il pinguino e della sua famiglia, che al solo pensiero del freddo, tremavano dalla preoccupazione, e così avevano già chiesto alla signora Cippi, di cucire per Tippi un bel cappottino di lana calda, e giorno dopo giorno, aspettavano con ansia il postino, Tobia la tartaruga, che portasse loro, quel prezioso pacchetto.
L'unico abitante del bosco che non sembrava preoccuparsi della venuta dell'inverno, era l'aberello Ricciolo è un giovane albero di pochi anni, che aveva messo le sue radici, proprio al fianco della grande quercia, dove abitvaa mamma Cippi.
Ricciolo aveva una folta chioma verde, della quale era orgogliosissimo, e tutte le mattine, aspettava che si alzasse il leggero vento di libeccio, che spirvaa ogni giorno allo spuntar del sole, e come arrivavano le calde folate, si metteva controvento e vanitoso, pettinava le sue giovani foglie.
Poi dall'alto del suo tronco si specchivaa nel lago proprio vicino al fiume brillantoso, e sorrideva tutto soddisfatto.
"Si, si, non c'è un albero più bello di me!"
Tutte le mattine era la stessa storia, finchè un giorno di ottobre, guardandosi di riflesso nell'acqua, dopo essersi pettinato come sempre, notò che sui rami più alti, mancavano alcune foglie, allora agitò la sua bella chipma al vento, e una dopo l'altra, decine di foglie, si staccarono dai rami e ondeggiando delicatamente, raggiunsero il suolo.
Il povero Ricciolo, non credva ai propri occhi; perchè le sue belle foglie si staccavano dai rami? Quale tremenda malattia aveva colpito la sua meravigliosa chioma?
Allora la giovane pianta pensò: "Forse mi stò sbagliando, sicuramente è così! Quelle foglie che formano quell'orribile tappeto ai miei piedi, non sono le mie. Si... si, è proprio così, le mie sono ancora tutte sui rami, bellissime e ... marroni. Marroni? Forse appena un pochino, ma che importa, guarda come sono bello!"
Passò un mese, finchè una mattina di novembre...
"Haaaaaaaagh!"
Un urlo agghiacciante risuonò per la vallata; allora tutti gli abitanti del bosco, si fermarono dal fare le loro faccende, e uno alla volta uscirono dalle tane.
Passarono alcuni minuti e poi ancora:
"Haaaaaaaagh!"
Per la seconda volta, l'urlo terrificante fece tremare la terra. Mamma Cippi e Poppi la lucertola furono i primi ad accorrere sul luogo dove si era levato l'urlo misterioso; poi Tippi il pinguino, e Bubu l'orsetto lavatore, insomma uno ad uno, tutto il popolo del bosco, si radunò sotto la giovane quercia, proprio sopra un coloratissimo e morbido tappeto di foglie appena cadute.
Lina la formichina, fu la prima a parlare:"mio caro ricciolo, perchè ti disperi così tanto? Le tue urla hanno spaventato tutta la mia colonia di formiche, e le mie amiche operaie, sono fuggite nelle loro tane, ed ora chi porterà in casa tutte quelle belle mollichette che avevamo accumulato questa estate?"
"Mi spiace, sig... sig..."
rispose singhiozzando l'alberello,
"Non volevo spaventarle, è che mi è successa una cosa bruttissima, ed ora non so proprio come rimediare!"
"Che ti è successo?"
Chiese allora Bubu l'orsetto lavatore, incuriosito ma anche preoccupato per il suo giovane amico, che durante la calda estate, gli regalava una così bella ombra per addormentarsi al fresco.
"Dimmi, caro amico mio, quale grande problema ti affligge? Racconta pure, e se potrò, ti aiuterò di certo."
"Si, si, si..."
Gridarono tutti in coro gli animali del bosco, cercando di aiutare la piagnucolosa pianta.
"Ma guardatemi, guardatemi, " rispose urlando Ricciolo, "sono quasi... calvo!"
"Oooooh!"
Fecero in coro tutti gli animali e poi scoppiarono in una fragorosa risata.
"Perchè ridete? Perchè vi burlate della mia disperazione? Sono così ridicolo senza le mie bellisiime foglie, non avrò più il coraggio di specchiarmi nel lago brillantoso! Come posso guardarmi ancora, sono veramente brutto!"
Tutti gli abitanti del bosco non riuscivano a smettere di ridere, ma capivano la disperazione del loro giovane amico e così, quando finalmente nel bosco tornò il silenzio, Lina la formichina, con la sua vocetta squillante, cominciò a parlare, e schiarendosi la gola e disse:
"Caro Ricciolo, forse sei troppo giovane per sapere che tutti gli alberi, o forse quasi tutti, in autunno perdono le foglie, è un processo naturale, poi in primavera, torneranno a crescerti più belle e rigogliose di quelle che avevi lo scorso anno, è così che funziona!"
"Ma ora che farò? come potrò specchiarmi tutte le mattine? E poi chissà che freddo sentiranno i miei poveri rami!"
Il testardo alberello non pareva proprio capire le spiegazioni e le parole di conforto, che tutti gli animali, cercavano di dargli a vicenda, e invece di tranquillizzarsi, era sempre più disperato.
"E poi gli uccellini? come faranno a ripararsi dall'inverno, se non li coprirò con le mie foglie! E non potrò più fare ombra, quando splende il sole... e..."
Ricciolo non la smetteva più di piagnucolare e tutti gli abitanti del bosco avevano le loro piccole orecchie talmente piene di bla... bla...bla che non c'era altro posto per niente!
Poi finalmente...
"Basta!" Un vocione profondo risuonò da una caverna poco distante.
"Tutto questo piagnucolare disturba il mio sonno, e io sono tanto stanco!"
Dal buio della caverna sbucarono due grandi occhi rossi, allora tutti gli animali arretrarono spaventati, fino a che con un battito d'ali, i due occhiacci uscirono dal buco e si andarono a poggiare sui rami spelacchiati di Ricciolo.
"Salve popolo del bosco che succede?"
Chiese sonnacchioso FlapFlap il gufo reale.
"Ciao FlapFlap" rispose per tutti Lina la formichina,
"Stiamo consolando Ricciolo l'alberello che non si rassegna per aver perduto tutte le sue foglie."
"Ho io la soluzione!" Disse allora il grande gufo dagli occhiacci rossi.
"Dobbiamo soltanto trovare un cappello tanto grande da coprire tutti i rami nudi del nostro vanitoso amico, e così non si accorgerà neanche della mancanza, finchè a primavera non ricresceranno le sue belle foglie!"
Un brulichio di voci si alzò dal fondo del bosco.
"Si, si è proprio questo che dobbiamo fare!"
Erano tutti d'accordo, l'idea di FlapFlap era perfetta, mancava soltanto il cappello, dove trovare un cappello così grande?
Poi finalmente una vocina meravigliosa risuonò da un alto ramo della grande quercia.
"So io dove trovarlo!" gorgheggiò.
Tutti gli animali guardarono in alto, dove un piccolo uccellino si era posato delicatamente.
"Dimmi Cicip" Disse lamentoso Ricciolo con la sua aria triste e sconsolata.
Allora Cicip il cardellino volò fin sulla roccia del gufo reale e disse:
"Caro Flapflap io non ho le tue possenti ali e forse soltanto tu potresti recuperare un cappello così grande che possa andar bene a Ricciolo"
"Va bene" rispose gracchiante il gufo, "Dimmi dove devo andare e ci andrò!"
Cicip allora spiccò il volo e tornato sulla grande quercia urlò:
"Vedete laggiù all'orizzonte, proprio dove nasce il sole la mattina, tutte quelle belle nuvole vaporose, basterà dunque catturarne una , magari una grande e morbida, e una vollta legata ad un filo, bisognerà portarla fin quaggiù e sistemarla sui rami di Ricciolo, così sembrerà un bellissimo cappello!"
Tutti gli abitanti del bosco allora, iniziarono a ridere e a battere le zampette e le codine in segno di approvazione, era proprio un'idea fantastica!
Ricciolo era molto felice e non vedeva l'ora di indossare il suo bellissimo cappello.
"Va bene!" tuonò orgoglioso FlaFlap, "domattina al sorgere del sole, volerò fin dove si stagliano le montagne e catturerà la nuvola più grande e più morbida che abbiate mai visto!"
E così fece, il giorno dopo era una fredda ma splendida giornata di novembre e mentre tutti gli abitanti del bosco iniziavano le loro attività giornaliere, il grande gufo reale volò fin oltre l'orizzonte  e con le sue grandi ali raggiunse una bellissima  nuvola e dopo averla legata ben bene ad un filo, che aveva tessuto nella notte Paco il baco da seta, la trascinò fin sopra i  nudi rami del giovane Ricciolo. era uno spettacolo a vedersi! Al mondo non c'era un cappello più grande e più morbido e così alla moda di questo!
Tutti gli abitanti del "bosco che non c'è" facevano la fila per andare a vedere quella meraviglia. E potete immaginare la felicità del vanitoso Ricciolo che finalmente non era più il solo a guardarsi riflesso nello specchio d'acqua, ma c'era tutto il popolo del bosco che ogni giorno accorreva per ammmirare la sua bellissima e rigogliosa chioma bianca.
(da LE FANTASTICHE STORIE DEL BOSCO CHE NON C'E')





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