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IL PICCOLO SEME


Era una fredda mattina di gennaio, e nell'orto dietro la vecchia casa di mattoni rossi,costruita proprio sotto la montagna, nessun seme sepolto nella terra aveva il coraggio di uscire allo scoperto.
Il signor Ennio Ortoletti, l'anziano proprietario della casa, viveva in quel paese dimenticato da dio, insieme alla moglie Carolina una tenera vecchina dai lunghi capelli d'argento che teneva raccolti in una crocchia sulla piccola testa stanca.
Il signor Ortoletti era un esperto contadino e anche quell'autunno, come tutti gli anni, aveva seminato il terreno con le sementi di stagione ed ora aspettava pazientemente il risultato del suo duro lavoro.
Tutte le mattine di buon'ora nella gelida aria invernale, si recava nell'orto e osservava ogni piccolo movimento del terreno.
-Ho l'impressione...- Diceva fra se e se -ho proprio l'impressione che stamattina quella zolla si sia leggermente spostata a destra, credo che ieri fossepiù in là! Penso proprio che le mie piantine di broccoli stiano per germogliare, devo avvisare Carolina che prepari una grande cesta perchè quest'anno il raccolto sarà abbondante!-
Tutte le mattine era la stessa storia: un giorno la zolla di destra e il giorno dopo quella di sinistra, ma in realtà  nel piccolo orto in quel gelido inverno non cresceva proprio nulla! Nessuna  pianta, nè un'erbaccia aveva la voglia di mettere il naso fuori dalla terra calda e accogliente.
Infatti a qualche metro dal suolo, sotto le zolle indurite dal freddo, i membri della famiglia Broccolini discutevano animatamente per chi dovesse essere il primo a tirare fuori dalla terra le piccole foglie infreddolite.
-Eh no ...- diceva decisa mamma seme scuotendo energicamente la testolina bianca.
-lo scorso anno è toccato a me uscire per prima e, se ricordate bene, l'anno precedente sono uscita per seconda! Quest'anno proprio non me la sento, con tutti gli acciacchi che ho, uscire con questo freddo proprio no! Sarò l'ultima, quando l'aria profumerà di primavera e il sole inizierà a scaldare la terra, allora quello sarà il momento in cui tirerò fuori tutti i miei rametti e le mie foglioline e permetterò  a queste di far nascere delle bellissime piante di broccoli!-

... Neanche io posso farlo!- diceva papà Broccoletto, -sono più vecchio di vostra madre e con quale coraggio fareste uscire me? Che figli ingrati! Ci saranno almeno dieci gradi sotto lo zero là fuori, volete farmi morir di freddo? Chi vi procurerà tutte quelle dolci linfe che vi do da mangiare tutti i giorni? Sono troppo occupato a farvi crescere sani per salire ora in superficie!-
-Ma non guardate me!- disse allora Semino primo.
-Io come primogenito ho un compito preciso, devo sistemare le zolle che porta giornalmente papà Broccoletto, catalogarle, numerarle e poi metterle in ordine affinchè nessuna possa irrancidire, sono il nostro cibo quotidiano! E chi può farlo se non io che sono il figlio più anziano? No, no non posso proprio andare lassù Non ora, ho troppo da fare!-
Seme dopo seme tutti gli abitanti della tana trovavano una scusa plausibile per non salire in superficie a far germogliare l'orto del povero signor Ortoletti.
Passò un mese, si era ormai in febbraio, e il povero ortolano si era ormai arreso all'evidenza, il suo campicello era sterile! Non un ortaggio, né una piantina selvatica usciva da quelle zolle indurite dal gelo invernale. Le aveva provate tutte, ma proprio tutte! Il concime chimico spalmato sul terreno il secondo giorno dellla terza settimana del primo mese dell'inverno, ma niente! Il concime naturale sparpagliato direttamente con la pala di acciaio temperato, prodotto nel nord del paese, nelle prime ore della quarta settimana del mese successivo! Ma ancora nulla! E neanche i soliti consigli sul seminare con la luna piena, né con quella calante e nemmeno con quella crescente!
Povero signor Ortoletti quest'anno la sua cesta rimarrà miseramente vuota!
Ma una notte senza stelle e senza vento in un silenzio spettrale, fra quelle brulle montagne sperdute, i suoi lamenti raggiunsero le profondità della terra.
Tutti i membri della famiglia Broccolini dormivano profondamente nei loro lettini fatti di morbide e calde zolle, tutti tranne uno, il più piccolo, l'ultimo nato dalla semina con la luna crescente fatta dal signor Ortoletti appena una settimana prima.
Semiminimo, questo era il nome dell'ultimo arrivato, si girava e rigirava nel suo lettino e non poteva fare a meno di ascoltare i pianti e i lamenti che provenivano dalla casa in superficie.
-Ohi, ohi poveri noi! se l'orto non darà i suoi frutti- piagnucolava l'ortolano, -moriremo presto di fame, la nostra dispensa è quasi vuota e non c'è più niente da mangiare! E dire che ho fatto tanta fatica ad annaffiare e concimare!- - Come faremo a superare l'inverno senza mangiare? siamo così vecchi!- aggiungeva poi singhiozzando Carolina, la moglie dell'ortolano.


-Poverini!- pensava commosso Semiminimo agitandosi nel letto.
-sono così stanchi e così vecchi, non me la sento di farli morire di fame, ho il dovere di fare qualcosa! Domattina presto quando la casa sarà ancora addormentata, voglio salire in superficie e vedere cosa succede, in fondo io sono nato per questo e non posso sottrarmi ai miei doveri di seme!-
E così fece, la mattina dopo alle prime luci dell'alba il tenero Semiminimo scese dal lettuccio e scavalcando i suoi fratelli che ancora dormivano, camminando in punta di piedi attento a non fare  rumore , raggiunse l'entrata della piccola caverna e poi muovendosi fra le zolle,come se nuotasse  raggiunse la superficie.
Dovette faticare un pò prima di riuscire a bucare la terra indurita dal freddo intenso dell'inverno, ma dopo qualche tentativo... Poff!
Dalle zolle scure uscì fuori una piccolissima testolina bianca.
Semiminimo sbattè gli occhietti una, due tre volte per abituarsi alla luce, dopo tutto quel buio, e non potè fare a meno di guardare il sole.
Quella mattina di febbraio faceva molto freddo ma il cielo era limpidissimo, e il sole, che in quel momento si stava alzando, era caldo e i suoi raggi innondavano allegramente la terra.
Semiminimo non potè sottrarsi dal guardare quello spettacolo meraviglioso di calore e luce, e per lui, così delicato e giovane, gli effetti dei caldi raggi del sole iniziarono subito a trasformarlo.
In un attimo il piccolo seme si sentì avvolgere da un piacevolissimo calore e iniziò a sudare; sudò così tanto, che tutto in torno la terra si ammorbidì come burro.
Poi sentì la testa girargli e farsi grande e pesante, era come se un grosso cocomero si fosse appoggiato su uno spaghetto appena lessato nell'acqua bollente!
Semiminimo cedette così alla forza di gravità e lentamente rientrò nella morbida terra scaldata dal sole e in un attimo il miracolo fu compiuto!
Il piccolo seme si divise in due parti, poi in quattro e poi ancora in otto e così via. E ogni parte si trasformò velocemente.
Prima  abbozzò uno stelo che dopo poco uscì ancora dalla terra: era sottilissimo ma con una forza incredibile!
Lo stelo si arricciava e poi ancora si stendeva. Da quello sbucarono poi delle tenere protuberanze come delle braccia che si protesero verso il cielo e, una volta  arrivate alla loro massima lunghezza, continuarono a germogliare in altrettanti piccoli steli e foglioline.
Semiminimo non c'era più, il suo involucro marroncino giaceva ormai svuotato nella terra e al suo posto delle vigorose radici si estendevano verso il basso.
Il piccolo seme si era sacrificato per un lodevole motivo e si era trasformato in una bellissima pianta di broccoli; così facendo aveva coraggiosamente portato a termine lo scopo per il quale era stato creato.


Dopo qualche ora l'intera famiglia Broccolini, che riposava  nelle viscere della terra, si svegliò. Mamma seme si accorse immediatamente che mancava qualcuno al suo appello e quando si rese conto che dal letto vuoto  del suo ultimogenito c'era una lunga traccia fino in superficie capì che cosa era successo.
Chiamò subito in raccolta l'intera famiglia e iniziò un discorso dicendo:
- Figli miei vostro fratello Semiminimo non c'è più, ha deciso di sacrificarsi per portare a termine il suo dovere di seme! E' stato molto coraggioso e ha fatto la cosa più giusta per chi, come noi, nasce seme. Forse dovremmo seguire il suo esempio, tutti noi nessuno escluso! E se oggi, ognuno di noi, farà il proprio dovere, il prossimo anno saremo di nuovo tutti qua, sicuramente più freschi e più belli! Saranno le nostre stesse piante che ci renderanno ancora la vita-
Poi fece una pausa sospirò rumorosamente e infine concluse:
- Ho deciso che andrò questa mattina stessa, salirò dalla buca lasciata da vostro fratello. Ho visto che fuori c'è un sole meraviglioso e non voglio lasciarmelo sfuggire... Chi viene con me?- -Naturalmente io!-
Rispose prontamente il signor Broccolini.
-E voi ragazzi venite con noi?- In un attimo decine di voci argentine si levarono dalla terra e cantando allegramente tutti i piccoli semi si mossero come in una lunga processione.
In testa papà e mamma seme e poi tutti gli altri seguirono nuotando nella terra morbida facendo la stessa strada che aveva solcato qualche ora prima il piccolo e coraggioso Semiminimo.

Era quasi mezzogiorno quando il signor Ortoletti si recò nel suo orto dietro la casa rossa, era stanco, affamato e camminava a passo lento. Era sicuro che anche quella domenica mattina avrebbe trovato il suo orticello triste e vuoto come sempre.
Ma più si avvicinava allo steccato e più sgranava gli occhi: non riusciva a credere a quello che stava vedendo!
Nel piccolo recinto non c'era più soltanto il colore marrone della terra, ma tanto verde e decine di piccole e tenere piantine che, bagnate dalla rugiada del mattino, brillavano al sole come le lucciole in una notte d'estate.
Entrò di corsa nell'orto e, piangendo lacrime di gioia, s'inginocchiò sul terreno e accarezzò le piantine una ad una delicatamente, come si fà con un bimbo appena nato. Poi prese la brocca di ceramica, che teneva appoggiata vicino alla fontanella, e dopo averla riempita con la fresca acqua che proveniva dal ruscello poco distante, applicò sul beccuccio una cipolla di metallo e, cantando una dolce ninnananna, annaffiò con cura le tenere piantine.
Le piccole piante, a contatto con l'acqua fresca e dissetante, riscaldate dai tiepidi raggi del sole iniziarono a distendersi e ad allungarsi.
Altre foglioline pian piano si aggiunsero a quelle già nate, era uno spettacolo meraviglioso da vedere! Centinaia di piccole teste verdi che si agitavano al vento e brillavano alla luce del sole!
Quando alla sera il signor Ortoletti tornò a casa, abbracciò la moglie felice e le raccontò quale grande miracolo era accaduto nel loro piccolo orto.
E si, perchè proprio di un miracolo si trattò!
Fu il miracolo della natura che, come sempre, segue il suo corso e giorno dopo giorno anche nelle cose più piccole, dimostra la sua grandiosità!

Pubblicato nel 2011


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